Le maschere carnevalesche

Reinventare il proprio volto



Il Carnevale, in Friuli, è il periodo compreso tra l’Epifania e il martedì Grasso. Diversi e numerosi erano i significati delle cerimonie e dei riti che si svolgevano in questo periodo, che mutarono con il tempo e con il cambiamento delle condizioni economiche e sociali. Il passaggio cruciale, come in altri campi, è stato l’avvento della società industriale e il conseguente affievolirsi dei legami comunitari, che hanno fatto venir meno, tra gli altri, l’aspetto propiziatorio legato alla fertilità.

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Tanto è cambiato infatti, che si può affermare che l’unico elemento che lega il carnevale contemporaneo a quello dell’epoca preindustriale è l’uso di portare la maschera.
Caratteristica fondamentale, questa. Anderina Nicoloso Ciceri, scrisse che, durante i festeggiamenti del Carnevale, “lo strumento cerimoniale per eccellenza, oltre il travestimento del corpo, è il mascheramento del volto, che permette di calarsi in una alterità, che non è solamente un alibi per potersi abbandonare alla sfrenatezza senza perdere la stima del gruppo, o per permettersi satire e censura senza portare il peso dei rancori, ma è molto di più. Nelle forme più pure ed arcaiche, il mascherato non fingeva di essere ciò che rappresentava, ma si integrava in un essere diverso e come tale riconosciuto: era l’antenato del gruppo, era la potenza, superna o infera, che aveva una sua azione propiziatoria da compiere, in forma rituale e in forma comunitaria…”.

Le maschere catalogate nel SIRPAC sono alcune decine: la collezione principale è quella del museo carnico delle arti popolari: questi manufatti lignei furono raccolti da Michele Gortani nei decenni successivi al primo conflitto mondiale, e provengono dalle diverse vallate della Carnia. La maggior parte può essere definita carnevalesca, mentre alcune erano usate solamente nel giorno dell’Epifania, che, come abbiamo visto, in Friuli coincide con l’inizio del carnevale.
Risulta interessante un nucleo di maschere risalenti alla metà del secolo scorso, costruite nelle Valli del Natisone: la loro peculiarità è data dal fatto di essere state ricavate dall’alluminio delle gavette dei militari.
Rappresentative dell’area montana del Friuli occidentale sono le due maschere esposte nel museo dell'arte e civiltà contadina di Andreis.

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