Ritrovamenti monetali del mitreo di Duino

Una recente acquisizione nella banca-dati

Nell’ambito del progetto di catalogazione informatica del patrimonio numismatico del Friuli Venezia Giulia, che vede impegnati il Centro Regionale di Catalogazione e Restauro e la Cattedra di Numismatica dell’Università degli Studi di Trieste, è stato acquisito in SIRPAC un consistente numero di schede relative ai ritrovamenti monetali del santuario romano del dio Mithra, situato all'interno di una grotta nelle vicinanze di Duino (TS).

follis di Costantino I (321-324 d.C.)La grotta carsica, posta sulle prime balze del versante occidentale del monte Ermada, si trova nel comune di Duino, frazione san Giovanni. Nota almeno a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, fu dapprima censita da alcuni membri della Società Alpina delle Giulie con il n. 4204 VG (Venezia Giulia) e in seguito esplorata nel 1965 dalla Commissione Grotte “E. Boegan” della stessa Società, affiliata al Club Alpino Italiano. In quell’anno dovettero essere condotti i primi scavi con sgombro dei detriti, che ostruivano l’ingresso, e alcuni saggi con verifica dei reperti presenti mediante setacciatura del terriccio. In quell’occasione si rinvennero lacerti di pavimentazione, intonaci, frammenti di laterizi e di lapidei, alcune arette sacrificali, resti di una trabeazione con tracce di figure riferibili a Mitra, centinaia di frammenti di lucerne e un cospicuo numero di monete. Tra il 1967 e il 1968 la Soprintendenza alle Antichità di Padova assunse la direzione dello scavo. La Soprintendenza ai Monumenti del FVG, tramite la sua sezione archeologica, continuò le ricerche nella grotta e nelle immediate vicinanze a partire dal 1974.

Per la documentazione numismatica, si rivelarono particolarmente ricchi e interessanti uno strato definito dalle relazioni di scavo come “romano e tardo antico” e una piccola cavità situata nella parte sinistra della parete del fondo grotta. Dalla documentazione superstite (buste e cartellini cartacei), conservata presso la Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia (SAFVG), le monete risultano distinguibili per anno di rinvenimento e in qualche caso anche per localizzazione nel sito. Mancano, però, precise indicazioni di contesto, le sole dalle quali muovere per attendibili interpretazioni del dato monetale. A partire da quanto riportato in bibliografia, in alcune note manoscritte ancor oggi leggibili sui cartellini inseriti in alcune buste assieme alle monete, sulle buste stesse e in parte anche nell’inventario della SAFVG i ritrovamenti monetali possono essere così ordinati:

-         1965: ca. 98 monete. Attualmente, grazie alle notizie riportate sulle buste, solo 39 si possono ascrivere con buona sicurezza a questo primo gruppo;

-         1967: ca. 370 monete. Il numero è ricavato dal conteggio delle monete ora accessibili e contrassegnate dalla sigla MT67 scritta sui cartellini, quasi sempre accanto al numero di inventario statale;

-         1968: 10 monete, ma il numero è approssimativo. Anche per questo anno le quantità desumibili dal confronto tra le sigle alfanumeriche con le monete pervenute non permette una sicura definizione quantitativa;

-         1974-1975: 24 monete, contraddistinte dalla menzione Redivo accompagnata dalla sigla MT 1974/1975 oppure 74/75.

Per 443 monete, dunque, disponiamo di informazioni riguardanti l’anno di reperimento e qualche dato di contesto. Per 82, invece, mancano dati relativi sia al momento sia al luogo della scoperta. Segnalo, infine, che in non pochi casi in uno stesso contenitore si trovano più monete contraddistinte dallo stesso numero di inventario o da una sigla alfanumerica. Il complesso numismatico del Mitreo, quindi, è deficitario di alcuni dati archeologici e la sua composizione attuale non sembra immune da lacune e perfino da intrusioni di esemplari probabilmente estranei o poco coerenti, ad esempio, con lo stato di conservazione della maggior parte degli esemplari.

In linea generale le monete sono ad oggi interpretate come offerte votive raccolte nel Mitreo, ma l’assoluta preponderanza di AE4 tipo salus reipublicae.2 (LRBC 1105) e di AE3 tipo gloria romanorum.11 (LRBC 1114) coniati nelle zecche di Aquileia e di Roma tra la fine del secolo IV e fino a tutto il 425, offre più di un motivo per ritenere che all’interno della grotta potesse essere stato occultato un gruzzolo/ripostiglio, poi manomesso nel corso dei primi sterri e degli scavi successivi. Le monete delle offerte ad una divinità, per la loro stessa natura, rappresentavano un valore da raccogliere, conservare ed eventualmente destinare alle spese di culto. Ne consegue che tali funzioni cultuali e economiche in questo caso mal si collegano al gran numero di esemplari accomunati da una cronologia molto ristretta. Appare, infatti, piuttosto arduo supporre che in un periodo piuttosto breve, un gran numero di monete sia stato offerto e poi abbandonato nel Mitreo. La loro cronologia, inoltre, è molto ben delimitata e porta al più tardi alla metà del secolo V, quando forse questi santuari furono distrutti o quanto meno il culto del dio o di altre antiche divinità si trovava in una fase di definitiva regressione. Per questo, rispetto alla tradizionale definizione di stipe votiva, ritengo sia più prudente considerare l’intera documentazione come  “singoli rinvenimenti”, rinviando a successivi approfondimenti l’analisi della funzione delle monete nel sito, da ricercare nella complessa dinamica delle emissioni del secolo V, mediante confronti coerenti con i ritrovamenti coevi nella diocesi italiciana.

Rielaborazione da: B. Callegher, Ritrovamenti monetali di età romana nel Friuli Venezia Giulia. III-IV, Province di Gorizia e Trieste, Trieste, EUT, in c.s. [ma 2010].